
Premetto di non essere autore di un libro. Premetto di essere un consumatore abituale degli stessi. Premetto di alternare la lettura di libri in formato cartaceo (99,9%) a quella di libri in formato digitale (0,1%). Detto ciò. A tutti coloro che predicano Kindle. A tutti coloro che predicano Google Books. A tutti questi, con poche e debite eccezioni, così poche che non me ne vengono in mente, io dico, non prendetemi in giro. Ore 0.04, effettuo l’operazione di login al condominio diludovico pronto per postare il mio articolo. Nel frattempo avvio un software non identificato sul mio computer. Non si tratta di un virus. Peggio. Sei anni fa Dan Brown inizia la stesura del suo ultimo romanzo dal titolo “The Lost Symbol“, dal 15 settembre in tutte le librerie del Regno Unito e del Regno degli Stati Uniti. In Italia a ottobre. Premetto di non essere un autore. Né un consumatore degli stessi. Sono le 0.08. Ho aperto la finestra e sto scrivendo sotto dettatura. Non prendetemi in giro con argomenti quali: l’evoluzione del diritto d’autore nell’era digitale, la riproducibilità tecnica, la scomparsa dell’oggetto libro eccetera eccetera. Le vendite della versione per Kindle dell’ultimo romanzo di Dan Brown, su Amazon, hanno superato le vendite della versione libro. E sti cazzi. Di chi è Kindle? Amazon. Detto ciò. Non prendiamoci in giro. Ore 0.11. Il virus ha compiuto il suo corso. Potrei avere appena terminato lo scaricamento del formato PDF dell’ultimo romanzo di Dan Brown. Senza pagarlo. Ci ho messo tre minuti. Forse. Lo leggerò in lingua originale. Poi, molto probabilmente, lo acquisterò appena tradotto dalla Mondadori.
La cosa buona del formato digitale, secondo me, sta nel fatto che i libri non potranno mai più essere arsi al rogo, né rubati, né dimenticati, né censurati. Poca cosa rispetto al fatto che forse non potranno essere più venduti.
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